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15 anni fa moriva l’Avvocato, ultimo capitano d’industria

“Non vedo successori in giro. D’altronde uomini così non nascono tutti i giorni. E poi era figlio di un’altra epoca”. Scriveva così lo storico Valerio Castronovo, quindici anni fa, il 24 gennaio del 2003. Quel giorno alle 8,30 della mattina, a Villa Frescot, residenza della famiglia sulle colline torinesi, moriva Gianni Agnelli, dopo lunghi mesi di malattia. Quando la notizia fece il giro del mondo sui media internazionali, c’è chi scrisse: “È morto l’ultimo re d’Italia”. L’Avvocato prese il timone della Fiat negli anni del boom economico. Anni in cui gli italiani impazzivano per la ‘600. Ma erano anche gli anni in cui stava per aprirsi la stagione del movimento studentesco e delle grandi lotte operaie che nel ’68 sfociarono nell’autunno caldo. Da punto di riferimento costante dell’azienda, divenne punto di riferimento anche oltre i confini italiani e dell’economia. Era sensibile al richiamo della politica ma non si schierò con un partito, pur ammettendo che il proprio cuore batteva repubblicano. Nel 1991 venne nominato senatore a vita dall’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. I 15 anni che sono seguiti alla morte di Agnelli, hanno portato profondi cambiamenti nel gruppo che ha guidato per 30 anni.